Festa di nozze a Miramonti

Il 30 giugno 1882 nella Chiesa secentesca tardo rinascimentale di Miramonti, posta sulla rocca dei Doria, le campane suonarono a distesa pervadendo carruggi e vicoli del paese e l’animo lieto dei paesani. La gente era in festa, festa di nozze. L’eroe e l’eroina, Giovanni Zavattaro e Linda Ruju, che avevano contribuito sostanzialmente a sconfiggere il male, trionfando su di esso, andavano a nozze nella grande parrocchiale. Tutto il paese volle partecipare alla gioia dentro e fuori della chiesa . Il vicario, con i suoi due coadiutori, rivestiti con i più antichi e preziosi abiti rituali, attesero sul portale della chiesa gli sposi che salivano a cavallo lungo la mulattiera ripida che portava alla rocca dei Doria dopo aver attraversato il paese partendo da Piatta ‘e Litu e percorrendo via Cavour, la Piatta e la Salita di Nicolò Doria che partiva da s’Ulumu.

Davanti al corteo, a cavallo, accompagnata dal padre, procedeva la sposa in costume in cui spiccava il verde del busto, il bordeaux del corsetto e il bianco della camicia, dietro a lei seguiva lo sposo in una smagliante divisa di maresciallo maggiore, accompagnato dalla madre, quindi sempre al seguito i due testimoni della sposa e della sposo, seguiti dalla processione delle novenanti, vestite in costume e delle consorelle della Santa Croce e del Rosario, salivano anche i confratelli del Carmelo e quelli di Santu Miale. Più lentamente incedeva una lunga teoria di folla composta, capeggiata dal sindaco in fascia tricolore, dagli altri consiglieri comunali e dal segretario comunale dr. Cassetta, una volta tanto più eretto e con un tenue sorriso sulle labbra, tanto che numerose donne pensarono che in fondo l’uomo c’era ed era pure da sposare.

Raggiunta la chiesa, sospesa sul colle, i due nubendi scesero da cavallo. Linda alta e solenne, accompagnata dal padre; Giovanni, accompagnato dalla madre, offrivano uno spettacolo radioso e indescrivibile. I due giovani smaglianti furono accolti dai celebranti che raggiunsero l’altare al canto del Magnificat intonato da un coro di cantori in lingua sarda in costume, venuto da Zerfuga.

Ai piedi della balaustra il padre della sposa offrì con un inchino la mano di Linda allo sposo presentatole dalla madre, ed entrambi i nubendi presero posto davanti al celebrante che diede inizio al rito liturgico, interrompendolo al momento della celebrazione del matrimonio:

- Linda Ruju vuoi prendere per tuo legittimo sposo Giovanni Zavattaro? -

- Si! – rispose felice Linda.

- Giovanni Zavattaro vuoi prendere per tua legittima sposa Linda Ruju? -

- Si! - rispose prontamente Giovanni.

- Datevi la mano destra - continuò il vicario - Io vi unisco in matrimonio nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. L’uomo non separi ciò che Dio ha unito! -

Così dicendo li benedisse e benedetti gli anelli i due sposi a vicenda li infilarono reciprocamente sull’anulare della mano sinistra.

Il vicario, commosso, vista la folla strabocchevole che riempiva la chiesa e l’intero pianoro della rocca, cercò di dire le cose essenziali ai due sposi commossi.

- Ora, Linda e Giovanni, siete marito e moglie davanti a Dio e domani lo diverrete civilmente anche davanti al sig, sindaco Corsu nella casa comunale. E tutto sarà finalmente a posto. Che cos’altro posso dirvi figlioli, dopo tante prove, tanti rischi e soprattutto dopo una giovinezza esemplare che ciascuno di voi ha vissuto nella propria comunità parrocchiale e che è culminata un mese fa in atti di genuino eroismo, mettendo a repentaglio la vostra vita? Entrambi vi consacrate l’uno all’altro per l’intera esistenza, sapendo che questa è fatta di dolcezze e di sacrifici, ma anche della consolazione dei figli che il Signore vorrà darvi. Sappiate essere una famiglia cristiana, dando esempio di amore e di abnegazione, sapendo che la vita non è un passeggiata tra rose e fiori come il giorno di oggi, ma una prova: Militia est vita hominis super terram. Non vi mancherà l’aiuto del Signore, grazie all’intercessione della Beata Vergine Maria e delle vostre due sante protettrici Santa Giusta e Santa Maria Maddalena nonché di San Matteo. La Divina Provvidenza vi conceda tutto ciò di cui avrete bisogno. Venerate i vostri genitori, amate i figli che il Signore vorrà donarvi e tutti coloro che avvicinerete. Nella vostra non dimenticate mai i poveri. Cara Linda, mi piange il cuore come può accadere ad un padre che ti ha generato alla fede e che in essa ti ha formato nel vederti partire oltre il mare, ma mi consola il pensiero che ti sto affidando ad un giovane che ha i tuoi stessi valori, che proviene come te da una famiglia esemplare cristiana e che si è comportato con te con grande lealtà e limpidezza. Caro Giovanni la comunità di Miramonti ti affida una delle sue più care figlie, sappi farla vivere serena e gioiosa come l’hai conosciuta, fa che si rafforzi in lei quell’eroismo di cui ha dato prova. Siate un modello di famiglia cristiana presso la comunità in cui andrete a vivere. So che ti hanno affidato la stazione prestigiosa di Mondovì, una cittadina di grande prestigio storico e religioso. Ricordati sempre di noi e sappi che periodicamente vogliamo ospitarvi in paese per conoscere i figli che il Signore vorrà darvi, ma anche per dare occasione a Linda di respirare l’aria in cui è nata e cresciuta. -

Pronunciato questo breve sermone augurale il diacono cantò solennemente l’ite missa est, gli sposi e i testi firmarono sull’altare il verbale delle nozze religiose e l’immensa folla accolse con innumerevoli abbracci i due sposi che ridiscesero dalla rocca insieme a cavallo, diretti verso Piatta e Litu dove col favore del tempo erano state imbandite le tavole per il pranzo nuziale offerto dalla comunità ai due eroi sposi.

Ogni famiglia aveva contribuito, a seconda delle proprie disponibilità, a quella gioiosa festa popolare.

Dopo il pranzo ebbero inizio i balli locali accompagnati dalla fisarmonica di tiu Peppeddu Banni.

Gli sposi commossi parteciparono alla grande festa fino alla mezzanotte, quando tutto tacque e finalmente, nella stanza nuziale, preparata per loro nella casa del mastro d’ascia, poterono scambiarsi quelle effusioni che la casta attesa aveva reso misteriose e ineffabili.

Nel pomeriggio del giorno seguente adempirono alle formalità del matrimonio civile davanti al sindaco Corsu e, dato l’addio al paese, dopo la visita a Santa Giusta e a Santa Maria Maddalena, raggiunsero Porto Torres dove il piroscafo Ichnusa era in partenza per Genova.

Dato il segnale di partenza, il piroscafo si mosse lentamente nel bacino calmo del porto, finché non giunse in mare aperto. La terra, illuminata dalle scarse luci a petrolio della cittadina, man mano scomparve. I due sposi, seguirono l’allontanarsi dall’isola con una nostalgia struggente.

Linda, con le mani strette a quello di Giovanni, che le stava al fianco, quasi a proteggerla dalla brezza marina, sentì uno stacco al cuore e percepì, che in quel bel sogno d’amore che si avverava, c’era la malinconia dell’addio alla sua terra, a Miramonti, ai suoi cari.

«Tornerò spesso, tornerò, miei cari con tanti nipotini, a rallegrare le vostre estati tiepide e dolci.» Pensava tra sé. Poi dolcemente si voltò verso il suo sposo, egli la guardò notando due lacrime che le rigavano il volto e la strinse a sé come un tesoro prezioso che si portava a casa da quella terra miramontese tanto simile alle sue Langhe. La baciò più volte delicatamente sulle guance, sussurrandole:

- Sarò sempre al tuo fianco, Linda mia dolce! -

Lei sorrise come una principessa nel suo giorno di nozze e provò per lo sposo una indicibile tenerezza.

Fine

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