Premessa
Questo romanzo giallo-noir-rosa è puro frutto della fantasia dell’autore. Personaggi e storie possono essere anche verosimili, ma l’autore avverte che non si tratta di quelle che qualche lettore vorrebbe ravvisare. Gli stessi luoghi e paesi, pur rassomigliando a luoghi e paesi esistenti, sono inventati di sana pianta e non sono da identificarsi con quelli.
Il lavoro è puro frutto di fantasia e lo stesso autore Ange de Clermont è scomparso nella nebbia dopo aver scritto questa storia.
A. T.
La fidanzata negata (prima parte)
Quella notte il portone della chiesa di Santa Giusta, che sorge nell’omonima valle dell’Anglona, nel Nord Sardegna, non fu chiuso da Maria Giusta Molinas, ma restò aperto e cominciò a sbattere sinistramente. I teschi dei quattro banditi, murati a due a due sulle pareti ai lati del portone, assumevano smorfie paurose, quando i fulmini che si accendevano all’improvviso li illuminavano, lasciando il posto ai tuoni rumorosi e all’urlo del vento che spazzava la valle, da tempo immemorabile, bonificata dai Camaldolesi, che in questo luogo avevano fissato la sede del loro monastero, di cui restavano i segni delle mura, inghiottite dall’erba che tre cavalli neri al pascolo avidamente strappavano.
Ombre fosche seguivano altre ombre e i pioppi intorno al rio tremavano con un fragoroso sbattere di rami e di foglie moribonde.
La santa adolescente, martirizzata nel 412 dopo Cristo, assisteva impassibile a quell’irosa tempesta, mentre gli ex voto, appesi alle pareti, tintinnavano a guisa di tenui campanelle.
La sorgente, sbucando dalle viscere del presbiterio, continuava a scorrere per dissetare i 1200 abitanti di Murtis, tappati nelle case per il temporale del 12 agosto del 1880.
In alto, a nord est, la torre dei Doria di Miramonti, tra fulmini e tuoni rischiava di cadere sui tornanti della sterrata che dalla fonte di Spurulò saliva verso il paese, arroccato sui pendii del monte di San Matteo e di Codinarasa.
I paesani quella sera non facevano che mormorare sull’impudente che aveva osato penetrare furtivo nella casa di Matteu Brancone, per violare la stanza dell’affascinante figlia diciottenne Lughìa.
Lo spasimante, vistosi scoperto dalla servitù, dopo averle giurato amore eterno, aveva spiccato il volo dalla finestra dell’angolo del palazzotto, ubicato in Pala ‘e Chercu, si era dato ad una fuga precipitosa.
Matteu Brancone aveva convocato il più esperto tiratore dei suoi compari, per dare la lezione definitiva a Nigola Biddu, visto che di lui si trattava.
Il giovane, fascinoso e piacente, tutto nervi e passione, voleva sigillare il suo amore con la sua Lughìa, cogliendola come un fiore, ma non aveva fatto a tempo e si era dato alla fuga, attraversando a passo svelto Carruzzu Longu, Caminu ‘e Cunventu, la sterrata che costeggiava Su Campusantu, aveva raggiunto i folti boschi di querce di Monte Ozastru, dove aveva rallentato il passo un po’ per il temporale e un po’ per il pendio scosceso del monte e, attraversata la valle di Santa Giusta, immersa nella tempesta, era scomparso verso Monte Ledda, in direzione di Vulvu, nel tentativo di raggiungere forse qualche porto per il Continente o per la Corsica.
